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    Così il midollo stampato in 3D aiuta a ricreare il tessuto nervoso nei ratti

    L’esperimento di un’équipe di San Diego per ‘guidare’ lo sviluppo di cellule staminali

    di redazione open innovation | 04 feb 2019

Le potenzialità dell’impiego di cellule staminali in medicina sono ormai note. Ma c’è un’ulteriore frontiera da esplorare: le biotecnologie fanno passi da gigante se abbinate alla stampa tridimensionale.

Ecco allora che un’équipe di ricercatori dell’Università californiana di San Diego, coordinata da Mark Tuszynski, ha da poco realizzato la struttura di un midollo spinale stampata appunto in 3De vi ha quindi inserito all’interno delle cellule staminali nervose. Una volta sviluppate le nuove cellule nervose, queste ultime e la mini impalcatura stampata in 3D sono state impiantate in alcune ratti: si è dimostrato di poter ricreare nel giro di pochi mesi parti di tessuto nervoso intorno a lesioni pregresse.

I danni presenti nel fascio di neuroni sono andati cioè ‘autoriparandosi’. Un esperimento descritto dalla rivista Nature Medicine, dove uno degli autori della ricerca, Shaochen Chen, ha parlato nel dettaglio della tecnologia utilizzata a supporto dello studio.

Si è trattato, in sostanza, di creare una struttura artificiale che facesse da ponte per allineare gli assoni (i prolungamenti delle cellule nervose che fungono da ‘cavi di trasmissione’ e consentono ai neuroni di scambiarsi le informazioni) e per riconnettere, quindi, i due capi del midollo spinale che presenta una lesione. Senza l’impalcatura stampata in 3D, infatti, non sarebbe statao possibile direzionare la crescita degli assoni perché questa andasse a completare le connessioni lesionate e a correggere quindi il danno. Nel caso specifico, i ratti hanno recuperato le funzioni motorie alle zampe posteriori che avevano perso.

Non solo: durante l’esperimento, il sistema circolatorio è penetrato all’interno delle mini strutture impiantate, creando a tutti gli effetti una rete di vasi sanguigni che hanno permesso la sopravvivenza delle staminali. Esito di non poco conto, visto che la vascolarizzazione è considerata una dei principali ostacoli nella progettazione di impianti tissutali che possono resistere nel corpo per un lungo periodo.

Esperimento replicabile sull'uomo? I ricercatori rispondono in modo affermativo. Perché se è vero che c’è voluto poco più di un secondo e mezzo per costruire, con la stampa 3D, gli impianti di due millimetri per i ratti, in dieci minuti - come i ricercatori hanno già provato a fare con successo - si stampano impianti di quattro centimetri adatti alle lesioni di un midollo spinale umano. Ma prima di arrivare all’uomo, questo già significativo traguardo dovrà essere testato su animali di taglia superiore.

 

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