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    Big Data Analytics, il 62% delle imprese cerca competenze specifiche. Che non trova

    Mercato in forte crescita, ma con difficoltà a reperire personale e nelle PMI

    di redazione open innovation | 05 feb 2019

Il 2019 sarà l’anno della svolta e del ‘decollo’ dei Big Data in Italia? È certo ancora presto per dirlo, ma se si guarda al punto di partenza fotografato dall’osservatorio Big Data Analytics del Politecnico di Milano, si scopre che già oggi il valore complessivo del mercato italiano è di 1,393 miliardi: il 26 % in più dello scorso anno, dunque in netta crescita.

Secondo il quadro delineato a fine 2018, dunque, la maggior parte della spesa è attualmente dedicata ai software (45%), il 34% ai servizi e il 21% alle risorse infrastrutturali. Analizzando i comparti, si scopre che in prima fila per quota di mercato ci sono le banche (28% della spesa), quindi manifatturiero (25%) e telecomunicazioni – media (14%). Settori, questi, seguiti da servizi (8%), grande distribuzione (7%), assicurazioni (6%), utility (6%) e pubblica amministrazione e sanità (6%).

“Per definire cosa sono i Big Data – scrive l’Osservatorio - pensiamo un attimo al nostro quotidiano: interazioni sui social network, un click su un sito web, i nostri smartphone interconnessi. Tutto ciò genera una mole di dati incredibilmente più elevata di qualche decennio fa. Enormi volumi di dati eterogenei per fonte e formato, analizzabili in tempo reale: tutto questo sono i Big Data. In breve, tre le caratteristiche fondamentali sono volume, velocità e varietà”.

 

I problemi che ancora si incontrano

Per estrarre valore da questa mole di dati bisogna però saperla gestire e analizzare. E qui arriviamo all’altro elemento centrale nell’analisi dell’Osservatorio del PoliMi, quello che richiederebbe un cambio di passo nel nuovo anno: ovvero la difficoltà di trovare competenze in quest’ambito – in concreto, dei data scientist -, che è poi quella la più segnalata (53%) all’Osservatorio dalle imprese interpellate. Altri problemi riguardano la difficoltà di valutare il rapporto stima/benefici dell’investimento (segnalato dal 34% delle aziende interpellate). Segue poi la mancanza di coinvolgimento dei vertici aziendali, la necessità di investimenti importanti, la difficoltà nel reperire anche all'esterno professionalità con competenze adeguate.

Un mercato insomma che potrebbe offrire molto lavoro. In particolare il 62% delle aziende dichiara di avere necessità di competenze specifiche di machine learning e deep learning. Tra queste, un terzo le ha introdotte in organico e altrettante hanno in previsione assunzioni nei prossimi anni. Permane qualche problema nelle piccole e medie imprese: la crescita dell’interesse e delle richieste sui Big Data insomma non è ancora equamente distribuita tra aziende. C’è infatti un dieci% delle PMI che dichiara di non comprendere quali vantaggi potrebbe avere dall’analisi dei Big Data. Poco meno di un terzo delle aziende sembra sulla buona strada dal punto di vista tecnologico.

La Ricerca dell’Osservatorio si basa su un’analisi empirica che, attraverso survey e studi di caso, coinvolge ogni anno oltre mille attori, tra cui responsabili dei sistemi informativi, responsabili digital e innovation, responsabili degli Analytics ed Executive di linee di business, di organizzazioni e Pubbliche Amministrazioni operanti in Italia e referenti di aziende operanti nel settore.

 

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