Nel 2° Rapporto di Assolombarda il primato italiano e il confronto positivo con i benchmark Ue

Numeri, primati, orizzonti della filiera Life Science in Lombardia, che comprende attività di ricerca e sviluppo, produzione industriale, commercializzazione di beni ed erogazione di servizi finali sotto forma di cure mediche. Due dati su tutti: la Lombardia genera un valore aggiunto pro capite superiore ai benchmark europei. Mentre nel confronto con i valori nazionali spiccano i primati della farmaceutica lombarda, che contribuisce a circa 1/3 dell’investimento nazionale in R&S – grazie ad aziende biotech che puntano molto sull’open innovation – e che genera la metà dei valori nazionali economici come del numero di addetti.


È una fotografia precisa e ricca di spunti, quella offerta dalla seconda edizione del Rapporto annuale “La rilevanza della filiera Life Science in Lombardia: benchmarking tra regioni italiane ed europee”, realizzato da Assolombarda in collaborazione con AIOP, Assobiomedica, Farmindustria, Federchimica, Cluster Lombardo Scienze della vita con il contributo scientifico di Cergas-Univerisità Bocconi e presentato il 18 luglio nella sede dell’associazione degli industriali di Milano, Monza e Brianza, Lodi.


LA COMPARAZIONE CON I BENCHMARK EUROPEI


Le cifre del Rapporto collocano la Lombardia tra le prime regioni farmaceutiche in Europa insieme a Cataluña, Baden-Württemberg e Île de France, termini di paragone utili sotto diversi profili: rappresentano le regioni europee maggiormente avanzate nel settore delle Scienze della vita, sono realtà di grande rilevanza per l’economia della propria nazione e hanno popolazioni dai numeri confrontabili con quella della Lombardia (10 milioni di abitanti), comprese tra i 7,4 milioni della spagnola Cataluña e i 12,1 dell’Île de France e del Baden-Württemberg tedesco.


Ne risulta che la Lombardia genera un valore aggiunto pro capite superiore ai benchmark (537 euro per abitante, valore di poco maggiore a quello dell’Île de France di 517 euro ma ben più alto di quello di Baden-Württemberg, 323 euro e Cataluña, 356 euro). Infatti, dal 2010 al 2017, la farmaceutica in Lombardia ha incrementato le sue esportazioni del +59%, più della media europea (+42%) e dei più grandi Paesi europei (+50% Germania, +20% Spagna, +14% UK, +9% Francia). E ancora, l’incidenza del settore Life Science sul valore aggiunto totale delle imprese regionali è massimo (2,2%) insieme a quella della Cataluña (2,5%).


L’INCIDENZA A LIVELLO NAZIONALE


I dati illustrati sono anzitutto quelli italiani, aggiornati come gli altri al 2016 (e al 2015 per quanto riguarda numero degli addetti e segmento dei servizi sanitari). A livello nazionale, dunque, la filiera Life Science registra una produzione per un valore di oltre 207 miliardi di euro nel 2016, un valore aggiunto di 95,5 miliardi e oltre 1,7 milioni di addetti. Per quel che riguarda la Lombardia, questa presenta un valore della produzione di 63,4 miliardi, oltre 23,5 miliardi di valore aggiunto e 347 mila addetti: dunque la filiera Life Science regionale incide sul totale nazionale con quote rispettivamente del 31%, 25% e 20%, a fronte di un peso della popolazione del 16%.


In queste percentuali si evidenzia bene come il settore rappresenti uno dei punti di forza del territorio lombardo: ancor più poi che se si considera sia il contributo diretto sia l’indotto, il valore aggiunto della filiera Life Science corrisponde in Italia al 10% del PIL, mentre l’incidenza in Lombardia risulta superiore: è infatti pari al 12,4% del PIL regionale, con un valore complessivo di oltre 45,8 miliardi di euro.


Dal confronto con le altre regioni italiane più avanzate economicamente emergono poi altri dati interessanti. Anzitutto, la Lombardia può vantare una performance estremamente virtuosa dell’attività ospedaliera, con tassi di ospedalizzazione inappropriata (per patologie croniche quali asma, ipertensione e diabete) ridotti rispetto alle regioni prese in esame (137 unità ogni 100 mila abitanti). E ancora, viene segnalato come i soli IRCCS lombardi rappresentino 1/3 delle sperimentazioni cliniche complessive condotte in Italia.



IL FOCUS SULL’INDUSTRIA FARMACEUTICA


Il Focus sulle performance dell’industria farmaceutica (uno dei perni del comparto Life Science con i servizi sanitari) evidenzia altri punti forti della Lombardia. In Italia, tale industria registra nel 2016 un valore aggiunto pari a 9,4 miliardi di euro, in netta crescita rispetto agli 8,3 miliardi realizzati nel 2014 (+12,8%), così come è in aumento il valore della produzione, che passa da 28,1 a 30,7 miliardi (+9,1%).


Il valore della produzione in Lombardia ammonta a 14,9 miliardi di euro (dai 13,6 nel 2014, +9,6%), il valore aggiunto è invece pari a 4,3 miliardi (dai 3,8 del 2014, +13,0%). Dunque quasi la metà dei valori nazionali delle grandezze economiche (48% del valore della produzione e 47% del valore aggiunto) e del numero di addetti (45%) viene generato in Lombardia.


IL RUOLO DI RICERCA E INNOVAZIONE


Oltre a ciò, il Rapporto ricorda che le Life Science rappresentano fisiologicamente un settore ad alta intensità di ricerca che poggia, sempre di più, su un modello di open innovation: “Una caratteristica strutturale da valorizzare in Lombardia al fine di intensificare il suo ruolo di hub internazionale dell’innovazione”.


Il contributo quantitativamente più rilevante alla ricerca viene dalle imprese del farmaco che in Italia hanno investito in R&S 1,5 miliardi nel 201718 (il 7% del totale della ricerca nazionale, in crescita del +20% nei soli ultimi tre anni), impiegando 6.400 addetti in tale attività. Da parte sua, la farmaceutica lombarda ha contribuito da sola a circa 1/3 dell’investimento nazionale in R&S. In particolare, in Italia il 40% dei farmaci in sperimentazione clinica sono biotecnologici - proteine ricombinanti, vaccini, anticorpi monoclonali, terapie avanzate che includono prodotti per terapie cellulari/geniche e medicina rigenerativa. Attività di sperimentazione, la metà delle quali è svolta- sottolinea il Rapporto - in collaborazione con strutture di eccellenza lombarde.


Nella produzione di principi attivi farmaceutici poi l’Italia vanta un’eccellenza industriale di livello mondiale, con una quota di mercato pari al 9% e oltre l’85% della produzione destinata all’export24. Altri numeri: più della metà delle imprese del settore è localizzata in Lombardia; il settore investe il 3% del fatturato nella ricerca applicata; in Lombardia si contano 132 unità locali biotech attive in area salute che rappresentano il 45% del numero totale di imprese e il 35% del fatturato nazionali; tra queste 132,52 risultano dedicate alla R&S biotech, con un ruolo strategico di catalizzatori di un modello di ricerca sempre più collaborativa, ovvero improntato appunto all’innovazione aperta.


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