Al Politecnico il primo corso in Europa sulle tecnologie additive per componenti spaziali

La recente scoperta dell’acqua su Marte ha riacceso i riflettori sulla corsa allo spazio. Che però non significa solo missioni di esplorazione e scoperta, ma anche una economia dello spazio, dedicata alla produzione e ai servizi. Già oggi il giro d’affari legato al settore è di tutto rispetto: il fatturato della space economy a livello mondiale ha toccato quota350 miliardi di dollari, di cui il 70% è trainato dai crescenti servizi dallo spazio, mentre il restante 30% è rappresentato dalla manifattura. In particolare, non c’è ambito che non dipenda ormai dai 1500 satelliti in orbita intorno alla Terra: Difesa, telecomunicazioni, agricoltura, meteo, clima, gestione delle acque, trasporti, energia.


Il mercato che guarda a un futuro tra le stelle punta dunque su satelliti, sensori, sistemi di telecomunicazione, radar, software per la lettura dei dati inviati dai satelli. Ma anche sulla stampa in 3D di componenti spaziali. Per insegnare ai futuri ingegneri come utilizzarla al meglio, il Politecnico di Milano ha scelto di istituire – altro primato italiano - un corso ad hoc sulle tecnologie additive, il primo del genere in Europa, che ha da poco tagliato il traguardo del primo anno di lezioni.


L’insegnamento, Additive Manufacturing per applicazioni spaziali e aerospaziali, è stato offerto a studenti e studentesse di laurea magistrale e di dottorato dal dottor Tommaso Ghidini, attualmente a capo della divisione Strutture, Meccanismi e Materiali dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea). Ghidini del resto già da alcuni anni collabora con il Dipartimento di Meccanica proprio del PoliMI, in particolare con la professoressa Bianca M. Colosimo, sia nell'ambito della ricerca sia in quello della didattica.


L’Additive Manufacturing, conosciuto anche come stampa 3D, sta avendo un fortissimo sviluppo negli ultimi anni – ha commentato Ghidini – e il corso erogato al Politecnico è stato pensato proprio con l’obiettivo di esplorare sfide e requisiti che la tecnologia pone in ambito spazio, per attrarre una nuova generazione di ingegneri in questo settore”.


Al termine del corso, gli studenti hanno partecipato a una sfida di “design for Additive” di un componente spaziale già progettato per la stampa 3D da Airbus e da Catec (Centre for Advanced Aerospace Technologies) in Spagna, soggetti che hanno poi partecipato alla valutazione dei progetti degli studenti. Il componente, una staffa di supporto del paylod del lanciatore europeo Vega, è stato riprogettato con l’obiettivo di ridurre la massa per aumentare così le prestazioni, considerando allo stesso tempo la stampabilità della soluzione.


Il gruppo che ha vinto la competizione è stato in grado di arrivare a un risultato che riduce la massa del 25% rispetto alla soluzione finora ottenuta con tecnologie tradizionali.


Dunque un’opportunità concreta di sperimentare sul campo la conoscenza acquisita e di rispondere a una domanda del mondo industriale: una sfida raccolta con entusiasmo da studenti e studentesse, che hanno dovuto tenere conto della fattibilità, dei costi e della performance finale di un prodotto realizzato in additive manufacturing.


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