Firmato a Palazzo Pirelli l’Accordo tra Regione Lombardia e Promidis, capofila di una rete di imprese e organismi di ricerca, alleati nel raggiungere un obiettivo ambizioso: realizzare farmaci innovativi per curare definitivamente l’epatite B cronica.

L’impresa è di quelle da far tremare le vene ai polsi: trovare una cura definitiva per l’epatite B cronica, patologia che conta 300 milioni di malati nel mondo, un milione di morti l’anno e 24 milioni di spesa per i farmaci a carico del SSN nella sola Lombardia. Così la racconta Romano Di Fabio, coordinatore del team scientifico di Promidis, l’impresa che insieme a quattro centri di ricerca lombardi affronterà la sfida. Sfida che prende il via ufficialmente l’11 luglio, con la firma al Pirellone dell’Accordo tra la Regione da un lato e dall’altro Promidis, Istituto nazionale di genetica molecolare, Università degli Studi di Milano, Policlinico San Matteo di Pavia e Ospedale San Raffaele di Milano. Il partenariato verrà infatti finanziato con 3,3 milioni di fondi pubblici (FESR 2014-2020), che copriranno buona parte del costo di 5,6 milioni per tre anni di lavoro. Un investimento sulla competitività del territorio, anche per i contratti che assicurerà a una serie di giovani ricercatrici – nel progetto sono impegnate soprattutto donne – e ricercatori, magari precari.

«Il progetto verrà sviluppato in modo coordinato tra i vari centri   -  45 brevetti all’attivo – con tre diversi ipotesi di lavoro portate avanti insieme: l’uso di piccole molecole, di acidi peptido-nucleici (PNA) anti-HBV, di anticorpi monoclonali umani». Tra questi si cerca il “candidato” in grado di silenziare il DNA del virus HBV, bloccandone quindi la replicazione. Attualmente la medicina offre vaccini in grado di prevenire l'infezione, ma non di curare definitivamente l'epatite B cronica. Dal 2009 al 2015 la spesa sanitaria per la cura dell'Epatite B, in Lombardia, è raddoppiata passando da 12 a 24 milioni di euro. Il progetto su cui hanno già cominciato a lavorare Promidis e gli altri partner della rete intende dunque assicurare proprio questo risultato: la cura definitiva di un male ancora fortemente diffuso. In questo scenario, favorito dalla Legge regionale 29 "Lombardia è Ricerca", muta il ruolo della pubblica amministrazione».

Gli "Accordi per la ricerca e l'innovazione", istituiti appunto con la Legge 29/2016, sono traduzione concreta di questo approccio. Si tratta di uno strumento che esce dalla logica dei vecchi bandi e si concentra sulla negoziazione tra le parti rispetto agli elementi tecnici, ai tempi, alle risorse e alle modalità di compartecipazione a un progetto comune. Su questa misura Regione Lombardia ha stanziato ben 106 milioni di euro a fondo perduto a valere sui fondi Por Fesr 2014-2020 che serviranno a finanziare 32 progetti - scelti su un totale di 90 presentati - all'interno dei quali lavoreranno 210 soggetti di cui 130 imprese (grandi, medie e piccole) e 80 organismi di ricerca. Una massa critica importante. Realizzare questi progetti, significa anche creare nuovi posti di lavoro: «saranno 800 i contratti di ricerca per un periodo di 30 mesi, che generano 50 milioni di euro di in vestimenti di cui 25 stanziati da Regione Lombardia».

 

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