Come si posiziona l’Italia nella competizione tecnologica globale? E come si colloca a livello di brevetti, di qualità del sistema universitario o del numero di ERC vinti?
Queste e molte altre risposte si trovano nella quinta “Relazione su Ricerca e Innovazione in Italia. Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia”, a cura di diversi istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche - CNR.
Si tratta di una fotografia ricca e accurata sullo stato della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica nel nostro paese. Con un focus specifico sull’attuazione del PNRR, nell’anno che ne segnerà la conclusione e in cui quindi si pone con urgenza la necessità di una riflessione su politiche sistemiche, in grado di dare continuità ai traguardi raggiunti grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e alla sua straordinaria iniezione di risorse.
La quinta Relazione è stata pubblicata a fine 2025.
Realizzata da tre istituti del CNR - Irpps, Ircres e Issirfa - e con il contributo dell’Area Studi Mediobanca per il secondo capitolo - questo documento rappresenta un contributo importante non solo per la comunità scientifica, ma anche per istituzioni, imprese e cittadini.
I suoi dati sono infatti utili a orientare le politiche pubbliche e a favorire un dialogo più efficace tra mondo della ricerca mondo produttivo e sociale.
Le indicazioni: una strategia nazionale e figure ad alta specializzazione
La relazione fotografa dunque le trasformazioni in atto in Italia, analizzando progressi, criticità e prospettive del sistema nazionale di ricerca e innovazione. Con una serie di importanti indicazioni sulle misure da attuare nei prossimi anni.
Nella sua introduzione alla Relazione, il presidente del CNR Andrea Lenzi sottolinea ad esempio la necessità di aumentare l’integrazione tra mondo della ricerca e politiche pubbliche, per velocizzare innovazione e trasferimento tecnologico; il bisogno di una strategia nazionale di sostegno alle partnership pubblico privato nel settore R&I; l’opportunità di introdurre “strumenti di politica industriale che incentivino le imprese ad assumere figure a elevata specializzazione, come i dottori di ricerca impegnati in ricerca applicata e sperimentale, così da garantire una sostenibilità futura alle progettualità PNRR”.
Il tema del capitale umano e quello delle competenze risultano dunque centrali.
La panoramica dei contenuti
La Relazione si articola in sei capitoli. Ecco una panoramica dei temi trattati.
CAPITOLO 1: l’attuazione del PNRR “Dalla ricerca all’impresa”
Il primo Capitolo traccia un quadro dello stato di attuazione delle misure della Missione 4, Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” del PNRR, con focus su Centri Nazionali, Partenariati Estesi ed Ecosistemi dell’Innovazione.
Alcune cifre, tratte dalla Relazione: “A maggio 2025, è stato rendicontato il 44% dei fondi concessi, con performance migliori per gli Ecosistemi (47,7%). Le risorse sono state impiegate principalmente per il personale (60,2%) e attraverso i bandi a cascata, che hanno distribuito 822 milioni di euro su 424 procedure competitive, favorendo la partecipazione diffusa del tessuto produttivo. L’iniziativa ha prodotto un impatto occupazionale significativo con oltre 12.000 nuovi ricercatori assunti, il 47% dei quali donne .... Tuttavia, permane una forte incertezza sulla sostenibilità post-PNRR, data l’assenza di misure strutturali per garantire la continuità occupazionale e il consolidamento dei risultati raggiunti”.
E ancora, si nota che “Dal punto di vista tematico, i finanziamenti sono coerenti con le priorità di Horizon Europe (digitale, clima, salute), ma emergono aspetti critici quali la frammentazione degli strumenti, il rischio di dispersione dell’impatto, e l’assenza di una visione strategica di lungo periodo. La debole domanda di competenze elevate da parte dell’industria nazionale rende necessaria un’integrazione tra ricerca pubblica e politiche industriali per garantire la permanenza e l’utilizzo produttivo delle competenze sviluppate”.
CAPITOLO 2: i limiti dell’attuale sistema universitario
Qui vengono riassunti i tratti distintivi - e dunque le criticità - del nostro sistema universitario: minore spesa per formazione terziaria, età matura del corpo docente, bassa incidenza dei laureati rispetto alla popolazione, modesta capacità di attrazione degli studenti dall’estero.
CAPITOLO 3: gli effetti della valutazione della ricerca
Il Capitolo 3 rileva come l’introduzione sistematica di processi valutativi della ricerca universitaria italiana abbia generato “un trade-off tra produttività e originalità”, con criticità nella valorizzazione di approcci interdisciplinari e innovativi.
CAPITOLO 4: brevetti e capacità innovativa del Paese
Il documento mette al centro il numero di brevetti italiani depositati negli USA nel decennio 2002-2022, per trarre alcune indicazioni. Eccone uno stralcio.
“A livello globale, si assiste a una crescita generalizzata della brevettazione, trainata dai paesi asiatici (in primis Cina, Corea del Sud, Taiwan). L’Italia, invece, mostra un incremento modesto, con una quota mondiale di brevetti pari all’1% circa, e una prestazione inferiore alla media anche in termini di citazioni brevettuali – indice della qualità e rilevanza delle invenzioni...
Dal punto di vista settoriale, l’Italia mantiene una forte incidenza nei comparti tradizionali (imballaggio, trasporti, meccanica), ma è quasi assente nelle tecnologie digitali e ICT, che guidano la crescita globale. Il settore chimico mostra specializzazioni di nicchia (chimica alimentare, polimeri), ma resta debole in biotecnologie medicale. La concentrazione dell’innovazione nel settore manifatturiero(secondario) evidenzia una transizione incompiuta verso modelli postindustriali: nei settori terziario e quaternario la crescita brevettuale italiana è modesta rispetto alle dinamiche globali. Il Capitolo affronta infine il tema della sovranità tecnologica. I dati indicano un aumento delle collaborazioni internazionali, ma anche una prevalenza di proprietà brevettuali estere sulle invenzioni italiane”.
CAPITOLO 5: parità di genere nei progetti di ricerca
Quale ruolo hanno avuto gli enti finanziatori nella promozione della parità di genere nei progetti di ricerca? Lo spiega il capitolo 5, che indica nei bandi sPAZIO PRIN 2022 e PRIN-PNRR 2022 un punto di svolta, quando per la prima volta integrano la parità di genere tra i propri principi guida.
CAPITOLO 6: i Grant ERC vinti e i loro limiti
Ultimo ma non meno importante, il Capitolo 6 analizza la performance della ricerca italiana sulla base dei progetti premiati dal Consiglio Europeo della Ricerca - ERC nel periodo 2014-2024. Nella Relazione si legge dunque che “pur collocandosi nelle prime posizioni in Europa per numero di progetti ERC vinti nel periodo 2014-2024, l’Italia presenta alcune criticità strutturali come la bassa incidenza di grant senior (Advanced Grants), la forte concentrazione geografica dei progetti nel Nord Italia e il predominio di poche istituzioni (es. Politecnico di Milano, IIT)”.
E ancora, si rileva come “in Italia la piena valorizzazione di queste opportunità è ostacolata da carenze nel supporto istituzionale, nella stabilità delle carriere accademiche e nei servizi alla progettazione europea”.
La quinta Relazione su Ricerca e Innovazione è disponibile sul sito del Dipartimento di scienze umane e sociali e del patrimonio culturale del CNR a questo link.

