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03/09/2026

La CO₂ fonte di ossigeno per una chimica più sicura: lo studio

Il PoliMi ha progettato un catalizzatore a base di ferro nel processo che evita reagenti aggressivi

Redazione Open Innovation

L’anidride carbonica è nota soprattutto come uno dei principali gas responsabili del cambiamento climatico. Ma può diventare anche una risorsa per sviluppare processi chimici più sicuri e sostenibili.

È quanto dimostra uno studio internazionale pubblicato su Science, al quale ha contribuito il Politecnico di Milano con il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”.

 

Nuove molecole

La ricerca apre una nuova prospettiva nell’utilizzo della CO₂: oltre a essere una fonte di carbonio, può essere impiegata come fonte di ossigeno in una reazione fondamentale della chimica organica, utilizzata per ottenere molecole di interesse per l’industria chimica, farmaceutica e dei materiali.

Il nuovo metodo sfrutta la CO₂ insieme alla luce visibile e a un catalizzatore a base di ferro, evitando l’impiego di reagenti ossidanti particolarmente reattivi o di metalli pesanti comunemente utilizzati nei processi tradizionali. La reazione avviene a temperatura ambiente e pressione atmosferica e consente di ottenere chetoni e acidi carbossilici con elevata selettività.

Il contributo del Politecnico di Milano si è concentrato sulla progettazione e caratterizzazione del catalizzatore. Alla ricerca hanno partecipato Gianvito Vilé, docente di Impianti Chimici, e Xiufang He, ricercatrice post-dottorale del suo gruppo.

 

Il contributo del Politecnico

“Questo studio - racconta Gianvito Vilé, docente del Dipartimento di Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica - mostra che i catalizzatori ad atomo singolo, una linea di ricerca che ci vede da anni in prima linea, continuano ad aprire nuove opportunità per rendere i processi chimici più efficienti, selettivi e sostenibili. È un risultato di ricerca fondamentale, ma indica una direzione promettente per progettare processi di ossidazione più sicuri e meno dipendenti da reagenti aggressivi”.

 

I promotori

Lo studio è stato coordinato dall’Università di Bayreuth e ha coinvolto il Leibniz Institute for Catalysis, il Politecnico di Milano, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Jagiellonian University e l’Università di Stoccolma.

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