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    Con PerFORM WATER 2030 gli impianti idrici diventano laboratori di innovazione

    Il progetto, capofila il Gruppo CAP, punta a sostenibilità e circolarità della risorsa idrica

    di redazione open innovation | 18/05/2018

Trenta mesi di innovazione negli impianti idrici lombardi. La prospettiva è quella della sostenibilità, del recupero di materia ed energia, della circolarità delle risorse. Questo il cuore del progetto PerFORM WATER 2030, guidato da un ricco partenariato di imprese, università e centri di ricerca, che vede in testa il Gruppo CAP, società che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città Metropolitana di Milano. Sullo sfondo, alcune delle sfide ambientali e sociali più importanti, come la riduzione della produzione di fanghi e delle emissioni atmosferiche.

Si tratta di un progetto per cui Regione ha approvato un contributo a fondo perduto per un totale di 4,5 milioni di euro a valere sui Fondi POR FESR 2014 -2020, su circa 9 milioni di euro di investimento complessivo.

Gli Accordi sono tra le principali novità portate dalla legge regionale 29/2016: si tratta di veri e propri patti negoziali tra Regione e altri soggetti pubblici e privati a sostegno di innovazioni di alto livello, superando la logica del vecchio bando, dunque con meno burocrazia e tempi più certi. Uno strumento per cui sono stati stanziati, per tutti e 32 gli Accordi approvati, 106 milioni totali.

INNOVAZIONE SUL CAMPO

L’attività di ricerca scientifica si svolgerà dunque per 30 mesi in cinque sedi dei 61 impianti di depurazione di Gruppo CAP, a partire da Bresso, a nord di Milano, dove da marzo 2017 l’azienda sta sperimentando la produzione di biometano estratto dai reflui fognari.

L’impianto di depurazione di Peschiera sarà invece utilizzato per testare la rimozione avanzata di azoto dai reflui della Città metropolitana di Milano. I siti di San Giuliano Est e Ovest e di Sesto San Giovanni ospiteranno invece attività di ricerca, implementazione e sperimentazione di tecnologie sulla valorizzazione dei fanghi e la rimozione di inquinanti emergenti, mentre la Sala Azzurra dell’Idroscalo, a Segrate, diventerà la base di ricerca e innovazione condivisa di PerFORM WATER 2030 e lo spazio per lo sviluppo di attività di modellazione e di strumenti operativi.

UNO SGUARDO AL PARTENARIATO

Otto aziende, due istituti universitari e uno di ricerca: così si compone la partnership guidata da CAP. Ognuna di queste realtà metterà a disposizione le proprie competenze tecniche in un contesto di contaminazione di idee, progetti e conoscenze specifiche.

Tra le aziende partner, ci sono GeneGIS GI, con sede a Milano e in altre città italiane, che fornisce sistemi informativi per l’ambiente; la lodigiana Hydep, la cui attività si concentra su produzione, stoccaggio e recupero di idrogeno; la milanese MMI, che si occupa invece di modellistica e monitoraggio idrologico. C’è poi Passavant Impianti, azienda di Novate Milanese (MI), attiva nel settore degli impianti per il trattamento delle acque; ma anche la comasca SEAM Engineering (Lomazzo, CO), specializzata nella realizzazione di impianti in campo ambientale. Presente il gruppo del settore chimico SIAD, con sede a Bergamo; VEOLIA, leader globale nel trattamento delle acque municipali e industriali e VOMM, azienda con sede a Rozzano (MI) e filiali in tutto il mondo, dal Brasile all’Ucraina, che realizza impianti per il trattamento e valorizzazione energetica dei fanghi.

Al Politecnico di Milano, con la sua Fondazione, è delegato invece il coordinamento scientifico, affidato a Francesca Malpei, docente dell’ateneo milanese. Notevole anche la partecipazione dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-CNR) e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

In una nota dello scorso febbraio, Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP, aveva spiegato che "con PerFORM WATER 2030 vogliamo trasformare i nostri impianti e le nostre strutture in veri e propri laboratori per l’innovazione. L’obiettivo è creare un network di realtà industriali e centri di ricerca che, con un approccio multidisciplinare, possano dare un contributo all’innovazione nei settori che caratterizzano la nostra attività: qualità dell’acqua, recupero di energia e risorse in ottica di economia circolare, analisi dei costi e tariffazione”.

L’obiettivo è garantire una più efficace gestione del Servizio Idrico Integrato, creando – come indica il nome stesso del progetto: PerFORM WATER 2030 sta infatti per “Platform for Integrated Operation Research and Management of Public Water towards 2030” -una piattaforma diffusa di ricerca, sviluppo e implementazione di tecnologie e strumenti decisionali.

“PerFORM WATER 2030 mira a consolidare l’inserimento di tecnologie innovative che ottimizzino i processi e i recuperi di energia e materia – riassume Desdemona Oliva, direttrice Ricerca e Sviluppo Gruppo CAP -, unendo a ciò l’efficientamento a medio e lungo termine dei costi associati al servizio idrico, dimostrando perciò la loro valida presenza nel mercato per applicazioni su larga scala”.

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