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    Ecco il meccanismo che fa morire ‘di fame’ le cellule tumorali

    La ricerca di Statale e IFOM: presto gli studi clinici

    di redazione open innovation | 06 ago 2019

Le cellule tumorali possono morire ‘di fame’ grazie all’attivazione di un meccanismo molecolare scoperto da un gruppo di ricercatori coordinati da Saverio Minucci, docente di Patologia generale all'Università Statale di Milano che dirige il Programma nuovi farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia.

Lo studio è stato realizzato in collaborazione con il gruppo di Marco Foiani, professore di Biologia molecolare sempre alla Statale e direttore scientifico dell'IFOM, l’Istituto FIRC di Oncologia molecolare. È stata la rivista Cancer Cell a pubblicare i risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC.

Reazione a catena

In sostanza, una dieta che provochi l’abbassamento della glicemia, se associata alla somministrazione di metformina (un farmaco ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo 2), produce una reazione a catena che coinvolge la proteina PP2A, portando alla morte delle cellule tumorali. Resta da capire se la combinazione potrà essere tollerata in associazione alla chemioterapia.

La proteina PP2A

Il meccanismo in questione è stato spiegato dallo stesso Minucci: “Abbiamo pensato di agire sul metabolismo, che rappresenta una delle differenze chiave fra la cellula cancerosa e quella sana, mirando al fenomeno della ‘plasticità metabolica’, vale a dire la strategia con cui la cellula cancerosa si adatta, passando dalla glicolisi alla fosforilazione ossidativa e viceversa, in condizioni di mancanza di nutrimento. Nel nostro studio, riducendo il tasso glicemico con la dieta e somministrando metformina, abbiamo inibito la plasticità metabolica e abbiamo fatto morire le cellule tumorali. Ma siamo andati oltre, scandagliando il meccanismo dell’effetto sinergico di dieta e metformina. Grazie a una dettagliata analisi funzionale a livello molecolare – prosegue - abbiamo scoperto che ciò che fa morire la cellula tumorale è l'attivazione della proteina PP2A e del suo circuito molecolare. Questo è un dato importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche utile per la clinica. Ipotizziamo infatti – conclude - che i pazienti che presentano una mutazione in questo circuito potrebbero non rispondere alla futura terapia con dieta e metformina".

Si passa alla pratica

La ricerca non resterà lettera morta: verranno presto avviati, infatti, studi clinici in diversi centri. L’ottimismo è d’obbligo, visto che – come ha sottolineato Minucci, “precedenti test hanno già dimostrato che i pazienti in terapia chemioterapica tollerano bene sia la riduzione glicemica, sia l’assunzione di metformina”. Un così rapido dalla ricerca di base alla clinica, conclude Minucci, “è molto raro ed è per noi motivo di grande soddisfazione e di aspettativa per gli sviluppi futuri”.

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