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    Fanghi di depurazione, la tecnologia del PoliMi che aiuta l'ambiente (e i costi)

    Sono 800 mila l’anno in regione: così calano volumi e spese di trasporto

    di redazione open innovation | 08 apr 2019

I fanghi di depurazione possono essere ridotti. E meno ingombranti sono, meno costa smaltirli. Il modo migliore per farlo è eliminare l’acqua che li rende liquidi. É questa la sfida affrontata dal Politecnico di Milano, entrato a fare parte del progetto europeo ‘Sludgetreat’ - finanziato con fondi Horizon 2020 per ricerca e innovazione - per quattro anni, con il ruolo di capofila: un progetto mirato appunto alla ricerca di una nuova tecnologia per smaltire i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue civili e industriali. La scadenza  era fissata per il 28 febbraio. Ora dunque comincia il conto alla rovescia per i risultati della sperimentazione che ha puntato su una tecnologia basata sull’elettro-disidratazione (EDW, electro dewatering) per separare le molecole di acqua da quelle dei fanghi e diminuirne così il volume e il costo di trattamento.

Sono in tutto 16 i ricercatori messi in campo da PoliMi, coordinatore dello studio e leader in electro-osmosi e in tecnologie per il trattamento delle acque reflue, assieme alla X2 Solutions srl di Mirandola (Modena), alla Flubetech di Barcellona e alla AIN di Pamplona. Il loro compito è stato collaborare con aziende e campus universitari per escogitare un metodo che andasse oltre le tecnologie di tipo meccanico, tuttora diffuse. Ce l’hanno fatta: se attraverso i processi meccanici di centrifugazione e pressatura il contenuto di acqua nei fanghi viene ridotto dal 95-98% al 70-75%, la tecnologia dell’electro dewatering la abbatte al 55%.

Il primo e più visibile effetto della novità si vede sui costi di trasporto la cui stima si attesta - in un luogo come Milano - a 120 euro per tonnellata. Con il progetto ‘Sludgetreat’ le spese per il trasporto e lo smaltimento vengono ridotte del 35%.  E in una regione come la Lombardia, dove ogni anno vengono smaltite 800 mila tonnellate di questa tipologia di rifiuti, la differenza si inizia a sentire.

Gli studi hanno dunque dimostrato che la minore massa di fango disidratato porta a un risparmio del 35% l’anno sulle spese di trasporto. Merito della macchina innovativa messa a punto dai ricercatori, che aggiunge elettrodi alla comune pressa a vite. Migliorando la miscelazione, il fango perde progressivamente molecole d’acqua, disidratandosi. In questo modo è facilitata anche la combustione senza l’ausilio di ulteriore combustibile. Unico rovescio della medaglia, i costi dell’energia elettrica richiesta per avviare il processo, superiori rispetto a quelli richiesti con tecniche puramente meccaniche. 

 

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