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    Il ‘Nobel francese’ per la cardiologia a Schwartz, giurato del Premio Lombardia è ricerca

    Riconoscimento alla carriera per gli studi sulle morti improvvise: “La diagnosi è centrale”

    di redazione open innovation | 06 giu 2019

Il professor Peter Schwartz risponde da Parigi, senza nascondere la soddisfazione per il riconoscimento appena ricevuto: “Non avrei potuto chiedere di meglio”.

Del resto nel suo campo, quello della cardiologia, il premio Grand Prix scientifique della Fondazione francese Lefoulon-Delalande che gli è stato attribuito nel pomeriggio del 5 giugno all’Institut de France della capitale francese è secondo solo al Nobel per la Medicina quanto a prestigio internazionale.

A Schwartz - direttore del Centro per lo Studio e la cura delle aritmie cardiache di origine genetica dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano e dal 2017 uno dei 15 top scientists italiani che compongono la Giuria del Premio “Lombardia è ricerca” di Regione Lombardia - è stato così assegnato un grant di 600 mila euro, da condividere con l’altro premiato, quel Pedro Brugada a cui si deve la scoperta della sindrome omonima. Un riconoscimento importante, dunque, anche dell’eccellenza della ricerca italiana e lombarda

Il professor Schwartz ha ricevuto il Grand Prix scientifique alla carriera: da quasi cinquant’anni le sue ricerche vertono sulle aritmie cardiache legate alle morti improvvise, che colpiscono bambini o adolescenti mentre fanno sport o per un banale spavento.

“Ho iniziato a occuparmene nel 1971 quando ancora si pensava fossero una patologia rarissima e si contavano una decina di casi al mondo”, ricorda il professore. Da allora, grazie anche alle sue ricerche, tutto è cambiato. C’è intanto la consapevolezza che si ha di fronte una malattia “non comune, ma non rara; oggi sappiamo che le anomalie cardiache genetiche causa della ‘morte improvvisa’ interessano un bambino ogni 1.500-2 mila”.

E se è difficile avere numeri precisi, è certo che tali anomalie rappresentano la prima causa di morte per i giovani sotto i vent’anni.

L’altra peculiarità della sindrome di origine genetica indagata dal professore è che, una volta individuata, la terapia si presenta oggi relativamente semplice. Per i casi più semplici si utilizzano dei farmaci betabloccanti, per quelli più complessi e gravi in quaranta minuti si interviene con una denervazione cardiaca simpatica. In questo modo, la mortalità per i casi diagnosticati è scesa sotto l’1%: “Solo l’introduzione degli antibiotici - sottolinea il cardiologo - ha avuto un impatto così grande”.

Questo significa però che la prevenzione e ancora prima una diagnosi corretta sono fondamentali per intervenire. E dire che per la diagnosi basta “un semplice elettrocardiogramma. Quando Umberto Veronesi era ministro della Sanità avevo proposto uno screening ECG per ogni nuovo nato entro il primo mese di vita - ricorda il professore -: potrebbe fare una differenza enorme, con una spesa relativamente contenuta. Molto importante è poi la consapevolezza del rischio di morte improvvisa da parte di famiglie e medici di base: se un bambino o un ragazzino perde conoscenza, una diagnosi errata di epilessia può allontanare dall’individuazione del vero problema, di tipo cardiaco”.

Un quadro più dettagliato delle ricerche del professor Schwartz si trova nell’intervista a questo link.

 

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