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    Lombardia, per le imprese il 45% del fatturato dall’estero

    Indagine Assolombarda sull’internazionalizzazione tra 1700 realtà

    di redazione open innovation | 29 ott 2019

L’internazionalizzazione delle imprese lombarde? In larga parte è già una realtà. Lo certifica il Rapporto 2019 realizzato sul tema da  Confindustria Lombardia, con il coordinamento scientifico di Assolombarda (che riunisce imprese della Città Metropolitana di Milano e delle province di Lodi, Monza e Brianza) e la collaborazione di Simest e ISPI. Giunto alla sua settima edizione, è stato condotto ascoltando 1700 imprese del territorio.

Un’indagine che racconta anche i diversi modi in cui PMI e grandi aziende si relazionano con i mercati esteri: se infatti quest’ultime arrivano a realizzare fino al 58% del proprio fatturato all’estero, per le piccole realtà il margine di crescita sul fronte dell’internazionalizzazione è ancora molto alto.

Su questo punto allora interviene e promette di continuare a dare il proprio supporto Regione Lombardia, che nel 2019 organizza cinque missioni all’estero per le PMI e che ha varato un piano per l’internazionalizzazione da 13 milioni di euro.

Vendite in Europa, produzioni in Cina guardando alla Russia

Partiamo dai numeri: come spiega Valeria Negri, responsabile del Centro Studi di Assolombarda, “il fatturato realizzato all’estero coincide con il 45% del totale e anche per le piccole e medie imprese occupa una percentuale importante, rispettivamente il 41% e il 51%”.

Nel dettaglio, la percentuale sale all’aumentare della dimensione - dal 38% delle micro e 41% delle piccole imprese al 51% delle medie, al 58% delle grandi - e mostra una tendenza positiva nel tempo, anche se le aspettative di crescita di fatturato all’estero si sono ridimensionate rispetto alle previsioni raccolte nell’edizione 2017 dell’indagine, visto l’inatteso rallentamento del commercio mondiale legato al crescente protezionismo.

Ma a quali paesi si guarda esattamente? Dipende dal tipo di rapporto con l’estero. L’area principale di destinazione delle vendite rimane quella dell’Unione europea, in testa la Germania, quindi Francia e Spagna.

La Cina è invece il primo paese per scelta delle sedi produttive, che però in prospettiva - tra il 2020 e il 2022 - è destinato a essere sostituita dalla Federazione Russa.

Tornando alle vendite, a Milano l’incidenza vendite su mercati extra UE - sottolinea il vicepresidente di Assolombarda Enrico Cereda è passata da 45% nel 2007-08 a ben il 62% del 2018.

Le conferme

Tra le imprese lombarde coinvolte, la modalità di presenza estera largamente più diffusa rimangono gli scambi diretti: le esportazioni per il 94% delle imprese rispondenti e le importazioni per il 64%. La presenza commerciale diretta interessa un numero più contenuto di imprese: il 10% circa, sia per uffici di rappresentanza, sia per filiali commerciali per quali la scelta vede al primo posto gli Stati Uniti, seguiti da Francia, Germania e Cina.

Ancora meno diffuse sono le strategie relativamente più complesse come l’internazionalizzazione produttiva, e qui la modalità più attuata è la produzione con sedi proprie (8%).

Le imprese di minori dimensioni tendono poi a investire in modo deciso in pochi Paesi, mentre a partire dalla dimensione media si osserva una consistente diversificazione del portfolio: il numero medio di Paesi serviti è 9 per le micro, 17 per le piccole, 30 per le medie e 36 per le grandi.

Al crescere delle dimensioni aumentano anche le distanze coperte, con le micro imprese concentrate sui mercati europei, le piccole ben posizionate in Stati Uniti e Svizzera, le medie e le grandi più spostate anche verso Cina e Russia.

Il nodo del supporto alle PMI

Secondo l’Indagine Assolombarda, i servizi a supporto dell’internazionalizzazione più richiesti dalle imprese sono allora la ricerca di controparti estere e gli incontri B2B (rispettivamente per il 63% e per il 44% delle imprese rispondenti), seguiti dalla consulenza su tematiche tecniche (32%) e dall’assistenza ai finanziamenti agevolati (28%).

Di questo si è parlato anche nella Tavola Rotonda “Come presidiare i mercati globali per portare valore aggiunto in Lombardia e in Italia”, inserita nel convegno “Le imprese lombarde nelle catene globali del valore” organizzato in Assolombarda a Milano in collaborazione con l’Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) e occasione di presentazione del Rapporto Internazionalizzazione.

In particolare, il vicepresidente di Regione Lombardia e assessore alla Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione delle imprese Fabrizio Sala ha ricordato i risultati positivi dell’avvio del Tavolo internazionalizzazione, istituito per creare sinergie tra aziende e istituzioni e sfruttare le occasioni di crescita all’estero: “Nei sei mesi successivi alla partecipazione delle aziende a missioni all’estero - le imprese hanno chiuso il loro ‘deal’, sia esso ricerca di partner, di venditori, di nuovi prodotti. Il ruolo di Regione Lombardia è stato decisivo in quanto abbiamo sostenuto le ricerche che hanno permesso di individuare interlocutori B2B aderenti alle richieste delle aziende”.

Le novità 2019

Dal Rapporto Internazionalizzazione 2019 emerge che 7 imprese su 10 hanno fornitori in Lombardia (73% delle imprese internazionalizzate rispondenti, 69% delle non internazionalizzate).

L’approvvigionamento in Paesi europei, invece, evidenzia profonde differenze: hanno fornitori in Europa il 68% delle internazionalizzate (per le quali quindi il mercato europeo è assimilabile a quello nazionale) contro il 33% delle non internazionalizzate.

Altra novità rispetto alle edizioni precedenti, oltre la metà delle imprese partecipanti lavora principalmente su commessa o in subfornitura, evidenziando potenzialmente una maggiore debolezza contrattuale e rischi di sostituzione. C’è però da dire che “in alcuni casi gli stessi fornitori sono imprese internazionalizzate e innovative - sottolinea il Rapporto -, in grado di supportare i propri committenti nel posizionamento sui mercati esteri e nei processi di innovazione”.

Da notare che dall’Indagine emergono come fattori vincenti del territorio la qualità delle produzioni, il valore del Made in Italy (soprattutto in alcuni settori), la diversità delle competenze sul territorio, il know-how e la formazione delle risorse umane, la maggiore flessibilità nell’adattare il prodotto finale.

 

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