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    Stipendio e carriera, confronto tra docenti e capi d’istituto d’Europa

    Nell’ultimo rapporto Eurydice: gli inizi, le prospettive di progressione. I dati italiani

    di redazione open innovation | 08/11/2021

Quali sono le retribuzioni e le prospettive di carriera degli insegnanti? In Italia e in Europa?

Il tema, annoso e dibattuto, è al centro dell’ultimo rapporto di Eurydice - Sistemi educativi e politiche in Europa: Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe – 2019/20.

Questo mostra la composizione e le differenze nelle retribuzioni degli insegnanti e dei capi di istituto di 38 sistemi educativi europei.

Il rapporto è introdotto da un’analisi comparativa che prende in esame gli stipendi di base degli insegnanti a inizio carriera e le loro prospettive di progressione di stipendio. Vengono analizzate anche le differenze di stipendio tra i livelli di istruzione, solitamente correlate alle diverse qualifiche richieste per diventare insegnante.

I divari sono significativi: gli stipendi dei docenti all’inizio della loro carriera possono infatti variare, a seconda del paese, da 5 mila a 80 mila euro lordi all’anno. Il livello salariale effettivo è fortemente correlato allo standard di vita misurato in termini di prodotto interno lordo (PIL) pro capite di un paese: ovvero più alto è il PIL pro capite, maggiore è lo stipendio medio annuo.

Gli stipendi iniziali degli insegnanti italiani si collocano, insieme a quelli dei colleghi francesi, portoghesi e maltesi, nel range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui.

Anche per quanto riguarda l’importo e il tempo necessario per gli aumenti di stipendio correlati alla progressione di carriera, si registrano sostanziali differenze tra i paesi europei.

Nel caso dell’Italia, gli insegnanti hanno bisogno di una significativa anzianità di servizio per raggiungere aumenti di stipendio piuttosto modesti. Nel nostro paese, infatti, gli stipendi iniziali degli insegnanti possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio.

Infine, per quanto riguarda i cambiamenti negli stipendi tabellari durante gli ultimi anni, dal rapporto risulta che nel 2018/19 e 2019/20, gli insegnanti hanno visto aumentare i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi, anche se gli aumenti sono stati generalmente modesti o indicizzati all’inflazione.

In Italia, esattamente come in Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni.

Per quanto concerne i capi di istituto, sono spesso pagati su una scala retributiva diversa rispetto a quella degli insegnanti e i loro stipendi spesso aumentano in base alle dimensioni della scuola. Inoltre, le responsabilità e l’esperienza dei capi di istituto determinano differenze significative nei loro stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi.

In alcuni sistemi educativi lo stipendio minimo di base dei capi di istituto è inferiore allo stipendio degli insegnanti con 15 anni di esperienza. In molti altri, invece, è superiore in tutti i livelli di istruzione. La differenza è più marcata in Francia (per il livello secondario), Italia, Romania, Finlandia e Islanda (livello secondario superiore) e Svezia. In Italia, lo stipendio minimo di base per i capi di istituto è, infatti, il doppio dello stipendio di un insegnante con 15 anni di servizio.

Per consultare il rapporto completo clicca qui.

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