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01/09/2025

Montagna: così UNIMONT supporta la transizione verso un “turismo 4 stagioni”

Due progetti ripensano con le comunità uno sviluppo sostenibile dopo il calo degli impianti da sci

Redazione Open Innovation

I numeri parlano. Negli ultimi cinque anni, sono 133 gli impianti sciistici dismessi in Italia, secondo il report di Legambiente Nevediversa del 2025: da 132 nel 2020 a 265 nel 2025.

Le cause? L’impatto del cambiamento climatico e le incertezze legate alle precipitazioni nevose sono i motivi principali della chiusura degli impianti da sci nelle località di media montagna (1.200 e i 1.800 metri di quota). Un tema con cui devono fare i conti le comunità montane: la sfida è quella di implementare percorsi di transizione e strategie per sviluppare un “turismo 4 stagioni”, diversificando l’offerta e tenendo presente l’impatto di un nuovo modello di sviluppo.

Uno scenario condiviso anche dalle Alpi svizzere e francesi: sono stati abbandonati 101 impianti in Francia, mentre oltre 55 skilift e funivie risultano dismesse in Svizzera, secondo il report di Mountain Wilderness Francia. 

Partono da queste riflessioni e dalla constatazione della crisi del tradizionale “turismo da neve” i due progetti di supporto alle comunità montane portati avanti dall’Università della Montagna - UNIMONT, polo di Edolo dell’Università Statale. di Milano.

Si tratta del progetto europeo Interreg Spazio Alpino – TranStat, nelle località sciistiche di Maniva e della Valmalenco, e di Prato Valentino 2025.

L’evoluzione dei comprensori sciistici non può avvenire con soluzioni standardizzate ma “deve partire dalla valorizzazione delle peculiarità ambientali, culturali e sociali di ciascun territorio - spiega Anna Giorgi, responsabile del Polo di UNIMONT di Edolo -. In questo percorso, il coinvolgimento attivo delle comunità locali diventa strumento essenziale per costruire nuove opportunità nelle aree montane, promuovendo modelli di sviluppo sostenibile e condiviso, dove conoscenza e competenza si traducono in eccellenza”.

Entrambi i progetti, con azioni diverse, puntano anzitutto a coinvolgere tutti gli attori del territorio montano: abitanti, turisti, proprietari di seconde case e imprenditori. Ed entrambi prevedono un processo per step, con:

  • raccolta dati e analisi fattori sociali, economici e ambientali del contesto, attraverso somministrazione di questionari o interviste semi-strutturate ad attori locali rappresentativi di varie categorie;
  • stakeholders Network Analysis e costruzione della mappa di comunità per avere
  • fotografia dei punti di forza e di debolezza locali;
  • processo di co-creazione delle soluzioni per il territorio con la comunità;
  • elaborazione della strategia di intervento partecipata.

In particolare, TranStat lavora in aree alpine pilota di diversi Paesi, tra cui Italia (Maniva e Valmalenco), attivando Living Lab, laboratori partecipativi dove attori locali co-progettano strategie di adattamento al cambiamento climatico. Questa collaborazione ha prodotto un documento di raccomandazioni politiche, già discusso a livello regionale, che sarà presentato a Bruxelles.

Allo stesso modo il progetto Prato Valentino 2050, condotto da UNIMONT in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano Bicocca e l’Associazione Val.Te.Mo, finanziato da Fondazione Cariplo, vuole delineare uno scenario di sviluppo alternativo per il comprensorio di Prato Valentino, nel comune di Teglio (SO).

La campagna di co-progettazione partirà autunno, con una camminata collettiva per mappare gli scenari desiderati dai partecipanti. È poi in corso la raccolta dati, grazie anche all’utilizzo di un questionario rivolto ad abitanti, turisti e proprietari di seconde case che vivono e conoscono il territorio di Teglio.

(fonte: sito dell’Universitàtà degli Studi di Milano)

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