• Redazione

    Con la realtà virtuale la riabilitazione può diventare un gioco

    Al Don Gnocchi attività interattive e sensori. E i bimbi fanno progressi

    di redazione open innovation | 02 gen 2019

Una riabilitazione in cui i bambini sono immersi in una realtà virtuale progettata apposta per loro, un’innovazione della pratica riabilitativa grazie alle potenzialità delle nuove tecnologie. Questo il cuore del progetto CARELab, avviato in via sperimentale nel 2016 dalla Fondazione Don Gnocchi e che ora mostra i suoi primi risultati. Nell’ultimo anno e mezzo, infatti, è stato infatti dimostrato che novanta bambini curati con questo metodo presentano dei miglioramenti. Le patologie affrontate sono state diverse - emiparesi, disturbi dell’apprendimento, deficit di attenzione – ma tutte con un comune denominatore: una necessità di riabilitazione motoria, in particolare per l’arto superiore, o cognitiva.

Acronimo di Computer Assisted REhabilitation Lab, CareLab è uno spazio fisico per lo studio e l’integrazione di soluzioni tecnologiche innovative e per la verifica della loro efficacia nella pratica clinica. Un’area governata da una piattaforma software ora certificata con marchio CE, un passaggio che apre alla possibilità di utilizzo anche in altri ambiti. Il prossimo passo sarà portare la riabilitazione tecnologicamente assistita a domicilio, tramite gli smart object: una pratica basata quindi sulla sensorizzazione degli oggetti manipolati dal bambino.

Un approccio che ha trovato un alto gradimento tra i bambini e le loro famiglie. Ma come si articola il CARE Lab? Gli spazi sono tre e allestiti in modo diverso: una prima stanza multimediale hi-tech, una stanza di controllo e supervisione e una stanza low-tech.

La stanza hi-tech

Attrezzato con strumenti audio/video all’avanguardia, questo primo spazio permettere un’attività di riabilitazione motoria e cognitiva sotto forma di gioco interattivo presentato in una realtà virtuale semi-immersiva. L’attività del bambino viene rilevata tramite sensori e dispositivi presenti nel laboratorio; l’elaborazione delle informazioni fornisce i dati necessari al monitoraggio del percorso riabilitativo.

La stanza low-tech

È pensata per sviluppare e valutare attività riabilitative che utilizzino attrezzature simili a quelle normalmente presenti nelle case dei pazienti (ad esempio, le consolle di videogiochi). L’obiettivo in questo caso è consentire al bambino di proseguire a casa una parte dell’attività svolta presso i Centri. In un’ottica di continuità della cura, sono previste forme di monitoraggio e supervisione a distanza da parte dell’operatore.

Stanza di controllo

Le attività svolte nelle stanze hi-tech e low-tech sono supervisionate attraverso specchi unidirezionali dalla stanza di controllo, dove si trovano anche i computer dedicati alla costruzione dell’esperienza virtuale e per la raccolta dei dati.

La presenza delle soluzioni tecnologiche non è pensata infatti per sostituirsi all’operatore, indispensabile nel processo riabilitativo, ma ha lo scopo di promuovere e supportare l’azione di quest’ultimo.

 

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