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Approfondimenti

02/07/2026

DESI 2026: cresce la digitalizzazione delle PMI, resta il nodo competenze

Il dato che supera la media Ue, quelli positivi sui servizi Cloud e AI e i limiti ancora da superare

Redazione Open Innovation

Le piccole e medie imprese italiane accelerano il percorso di trasformazione digitale e raggiungono risultati superiori alla media europea.

Questa una delle evidenze relative all’Italia, che emerge nel confronto con la media UE e rispetto all’evoluzione osservata negli ultimi anni, presentate nell’ultimo rapporto sullo ‘State of the Digital Decade’ della Commissione europea.

Nell’ambito del programma europeo Digital Decade 2030, l’indice DESI (Digital Economy and Society Index) monitora, attraverso un insieme di indicatori chiave (KPIs), i progressi nella trasformazione digitale degli Stati membri.

Di seguito un quadro dei dati più significativi, messi in evidenza ad esempio in un’analisi di Assolombarda.

Il DESI 2026 fotografa un’Italia in crescita nell’adozione delle tecnologie digitali, ma ancora alle prese con un limite strutturale: la carenza di competenze digitali e di professionisti ICT.

Il panorama che emerge è quello di un sistema produttivo sempre più pronto a investire nell’innovazione, sostenuto anche dalle misure del Piano Transizione 4.0 e dal PNRR. Tuttavia, il ritmo della digitalizzazione rischia di rallentare se non sarà accompagnato da un rafforzamento del capitale umano.

 

I numeri chiave del DESI 2026

  • 79,5% delle PMI italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale (media UE: 71,4%).
  • 16,4% delle imprese utilizza soluzioni di intelligenza artificiale, una quota raddoppiata rispetto all'anno precedente.
  • Oltre 2 imprese su 3 adottano servizi cloud.
  • Circa 43% delle aziende utilizza strumenti di analisi dei dati.
  • Solo il 7,3% delle PMI presenta un livello molto elevato di intensità digitale.
  • Gli specialisti ICT rappresentano il 3,8% degli occupati, contro il 5% della media europea.
  • La copertura della rete 5G raggiunge il 99,8% della popolazione.
  • La fibra ottica copre il 77,6% delle famiglie italiane.

 

PMI italiane sopra la media europea nella digitalizzazione

Il dato più significativo riguarda proprio le PMI.

Nel 2025 il 79,5% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto almeno un livello base di intensità digitale, contro una media europea del 71,4%. Un risultato che colloca l'Italia davanti ad altri grandi Paesi dell'Unione, come Germania, Francia e Spagna.

La diffusione delle tecnologie digitali continua infatti a crescere.

Oltre due imprese su tre utilizzano servizi cloud (68,1%), mentre gli strumenti di analisi dei dati sono adottati da circa il 43% delle aziende.

Anche l’intelligenza artificiale registra un forte incremento: in un solo anno la quota di imprese che la utilizza è raddoppiata, raggiungendo il 16,4%.

Si tratta di un progresso significativo, che resta però inferiore alla media europea e ancora distante dai Paesi più avanzati, dove l’adozione dell’AI supera ormai un'impresa su tre.

A favorire questi progressi nella digitalizzazione del tessuto produttivo ha contribuito in modo significativo il programma Transizione 4.0, finanziato con oltre 18 miliardi di euro dal PNRR.

 

Il nodo resta il capitale umano

Se la tecnologia avanza, il capitale umano continua invece a rappresentare il principale fattore di criticità.

Secondo il rapporto, solo poco più della metà della popolazione italiana possiede competenze digitali di base, mentre gli specialisti ICT rappresentano appena il 3,8% dell’occupazione, contro una media europea del 5%. Rimane inoltre limitata la presenza femminile nelle professioni ICT e contenuto il numero di laureati nelle discipline informatiche.

Per le imprese questo significa avere a disposizione infrastrutture e incentivi sempre più efficaci, ma incontrare difficoltà nel reperire le professionalità necessarie per gestire progetti di innovazione, cybersecurity, analisi dei dati e intelligenza artificiale.

 

Digitalizzazione più diffusa, ma poche imprese ad alta maturità

Il rapporto evidenzia anche un altro aspetto: la digitalizzazione è sempre più capillare, ma poche imprese raggiungono livelli di maturità tecnologica elevati.

Solo il 7,3% delle PMI italiane presenta infatti un’intensità digitale molto alta, un valore inferiore alla media dell’Unione europea.

Anche sul fronte delle startup innovative il sistema italiano continua a mostrare margini di miglioramento, con un numero di unicorni ancora contenuto rispetto ai principali partner europei.

 

Migliorano infrastrutture e servizi digitali

Le indicazioni più incoraggianti arrivano invece dalle infrastrutture.

La copertura della fibra ottica raggiunge il 77,6% delle famiglie, mentre la rete 5G copre ormai il 99,8% della popolazione, un dato superiore alla media europea.

Prosegue inoltre il rafforzamento dei servizi pubblici digitali, con progressi nell’accesso ai servizi online della Pubblica amministrazione e alla cartella clinica elettronica.

 

La sfida per la competitività delle imprese

Il DESI 2026 restituisce quindi un’immagine positiva dell’evoluzione digitale del sistema produttivo italiano. Le PMI dimostrano una crescente capacità di adottare tecnologie innovative e di investire nella trasformazione digitale, contribuendo a ridurre il divario con gli altri Paesi europei.

La sfida dei prossimi anni sarà però trasformare questi investimenti in un vantaggio competitivo stabile. Per riuscirci serviranno soprattutto più competenze digitali, una maggiore disponibilità di specialisti ICT e un rafforzamento della formazione tecnica e manageriale. È su questo terreno che si giocherà la capacità delle imprese italiane di valorizzare appieno le opportunità offerte dall'innovazione.

 

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