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    Dal PoliMi un nuovo strumento per lo screening del tumore alla tiroide

    Il contributo al progetto europeo H2020 Luca con un dispositivo ottico non invasivo

    di redazione open innovation | 13 mag 2019

I noduli tiroidei - tumefazioni che si formano all’interno della tiroide - sono molto frequenti soprattutto nelle donne e con l’avanzare dell’età. Il loro screening è fondamentale per la diagnosi precoce del tumore alla tiroide, patologia che in Europa conta 50 mila casi ogni anno.

Nella maggior parte dei casi i noduli sono benigni, ma per “leggerli” meglio e capire la loro esatta composizione arriva ora una tecnologia innovativa e basso costo, realizzata da un gruppo di ricercatori europei con la partecipazione anche del Politecnico di Milano. Un’innovazione che permette maggiore accuratezza rispetto ai metodi di screening attualmente utilizzati, a cui si devono molti casi di “falsi positivi” e dunque interventi chirurgici non necessari.

Ecco dunque il progetto H2020 Luca (Laser and Ultrasound Co-analyzer for Thyroid Nodules), nato con l’obiettivo di mettere a punto uno strumento diagnostico ambulatoriale specifico in grado di ridurre drasticamente gli interventi chirurgici non necessari, migliorando la qualità di vita dei pazienti.

Coinvolto il Politecnico

Tra i ricercatori coinvolti (endocrinologi, radiologi, fisici, ingegneri, accanto a loro poi anche partner industriali) c’è il team interdisciplinare del Politecnico di Milano coordinato dal professor Davide Contini del Dipartimento di Fisica e dal professore Alberto Tosi del Dipartimento di Elettronica Informazione e Bioingegneria. Sono stati loro a sviluppare un dispositivo ottico per la caratterizzazione non invasiva del tessuto, poi messo in relazione con un sistema ibrido ecografico-ottico per lo screening dei noduli tiroidei.

Test positivi

Sono di fine gennaio i primissimi test in vivo che hanno già dato risultati positivi e fanno dunque ben sperare rispetto agli esiti del progetto. Durante il 2019, ultimo anno del progetto Luca, sarà portato avanti uno studio pilota di fattibilità su un gruppo di volontari sani e di pazienti all’ospedale IDIBAPS di Barcellona. Sarà questa la fase clinica che seguirà quella di validazione.

Come funziona

In sostanza, grazie a Luca vengono superate le criticità tipiche che gli specialisti incontrano nel diagnosticare il tumore alla tiroide. La tecnologia in questione aiuta infatti a capire se il nodulo ha bisogno di essere indagato ulteriormente oppure no, combinando al classico ecografo a ultrasuoni un sistema ottico per misurare il flusso sanguigno e un sistema ottico per caratterizzare le composizioni del nodulo. In aggiunta, la tecnologia non è assolutamente invasiva.

Oltre ai ricercatori spagnoli, sono stati coinvolti anche quelli francesi, di Birmingham e Vienna.

 

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