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Storie di innovazione
Economia Circolare, ecco i cento campioni italiani del riciclo. Evento a Milano il 26 marzo
Eurostat incorona l’Italia leader europea nel mercato del riuso, mercato che fa risparmiare 60 mln di tonnellate di CO2 l’anno. Studio di Enel e Fondazione Symbola sulle eccellenze nostrane
di Redazione Open Innovation | 23/03/2018
Innovazione e sostenibilità come binomio vincente e scelta strategica di competitività. E come motore dell’Economia Circolare, settore in cui l’Italia si scopre leader a livello europeo. Lo certifica l’Eurostat, seconco il quale tra gli stati membri dell’UE il Belpaese è quello con la quota maggiore di “materia circolare” impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%), ben davanti alla Germania (10,7%) unico paese europeo più forte di noi nella manifattura.
Sempre secondo l’ufficio statistico dell’Unione Europea l'Italia, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna, che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro. La performance italiana è inoltre migliorata rispetto al 2008, con il dimezzamento del consumo di materia, facendo molto meglio rispetto alla Germania che, oggi, impiega 423,6 tonnellate di materia per milione di euro. Gli italiani si piazzano poi secondi, poi, per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero (dopo la Germania, con 59,2 milioni di tonnellate, ma prima di Francia e Regno Unito, con 29,9 tonnellate e Spagna, con 27 tonnellate). Un recupero che, secondo l’Istituto di ricerche Ambiente Italia, fa risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2.
ECONOMIA CIRCOLARE: COS’E’?
La parola d’ordine della Circular Economy è “riutilizzo”, grazie alla capacità di immaginare usi diversi da quelli consueti. È l’addio alla filosofia dell’usa e getta: in un mondo dalle risorse esauribili trovare una soluzione allo spreco rimettendo in circolo materie in maniera responsabile è l’obiettivo da porsi, anzitutto a livello economico. Quella del “riciclo” è una missione che si inserisce poi in un modello di sviluppo non più lineare, dove gli scarti di un'impresa diventano la materia prima di un'altra. È insomma anche un nuovo modo di organizzare la produzione, ormai diffuso in tutti i settori.
Il passaggio a una crescita sostenibile passa dunque attraverso iniziative imprenditoriali con un impatto significativo su importanti fasi del ciclo economico-produttivo tradizionale, quello che prevede estrazione, produzione, consumo, smaltimento. Un cambio di paradigma, necessario, dunque.
L'economia circolare è per questo una delle sfide ambientali più promettenti per l'Italia. E a fare la differenza possono essere soprattutto gli imprenditori e le startup, facendo leva sulla tecnologia e sull’innovazione.
LA LOMBARDIA ALLA GUIDA DELLA CORDATA ITALIANA
È la Lombardia a guidare la cordata italiana ed europea dell’economia circolare. Secondo la piattaforma web “Atlante dell’economia circolare” sarebbe la regione italiana con il maggior numero di esperienze di trasformazione degli scarti in materie prime secondarie e di riduzione degli sprechi. Per la precisione, il 21% degli esempi virtuosi mappati sono stati realizzati nel territorio lombardo - seguono Lazio col 15%, Toscana col 12% ed Emilia-Romagna e Veneto col 7% - mentre Milano, con 12 casi degni di nota, figura al secondo posto nella classifica delle province più meritevoli, preceduta da Roma con 15 casi.
“100 ITALIAN CIRCULAR ECONOMY STORIES”: LO STUDIO
Lo studio "100 Italian circular economy stories" fotografa le eccellenze nostrane del settore. Ovvero imprese, centri di ricerca, università e non profit, che operano in comparti: dall’abbigliamento agli accessori, dall’agroalimentare ad arredo ed edilizia, dall’automazione e altre industrie manifatturiere al cartario, dalla chimica e farmaceutica al design e alla ricerca, dall’elettronica alla fabbrica di risorse e materiali, da abilitatori e piattaforme fino alla promozione e alla divulgazione. Una mappa viva di esempi da seguire, tracciata da Enel e da Fondazione Symbola, che mettendo in rete istituzioni, organizzazioni, associazioni e persone punta a promuovere un modello di sviluppo incentrato sull’eccellenza italiana.
“Le cento eccellenze di questo rapporto – commenta il Presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci – descrivono un Paese che, nonostante i tanti problemi e ritardi, ha esperienze avanzate su temi cruciali come la sostenibilità ambientale, la gestione della scarsità delle risorse e il contrasto ai cambiamenti climatici. Il recupero dei materiali ci fa risparmiare energia primaria per oltre 17 mln di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 mln di tonnellate di CO2. E questo contribuisce a rendere più efficiente e competitiva la nostra economia. Queste cento storie ci raccontano di un’Italia che fa l’Italia e innova senza perdere la propria anima; ci parlano di un modello di economia e società più sostenibile e competitivo, più equo, che potrebbe rappresentare la risposta italiana alle questioni scottanti che il presente e il futuro pongono al Pianeta”.
Tra le cento realtà proposte dallo studio, ecco quelle lombarde. Come “Torcitura Padana”: l’azienda, con sede nel pavese, ha creato una fibra ignifuga naturale e riciclabile che, modificando a livello molecolare la cellulosa, evita l’uso di additivi chimici o resine per rendere ignifugo il tessuto. C'è poi “Armadio Verde” di Milano, che punta a rendere più efficiente l'uso dei capi per bambini creando una sorta di “armadio condiviso”, un negozio dove i vestiti non si comprano ma si scambiano. Quindi le traverse ferroviarie di “Greenrail”, prodotte sempre a Milano utilizzando pneumatici fuori uso e plastica da rifiuto. A Cantù, nel comasco, “Riva 1920” trasforma in mobili in massello legni non più utili ai loro scopi originari. E ancora “RadiciGroup” di Gandino, in provincia di Bergamo, “fa vivere” il nylon due volte, producendo capi di abbigliamento che a fine vita possono essere “macinati” e lavorati meccanicamente per produrre materia plastica.
Ma questi sono solo alcuni esempi. Al link seguente è possibile scaricare l’elenco completo dei 100 campioni dell’economia del riciclo: http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy
A MILANO UN EVENTO SULLA SHARING ECONOMY
Un altro ramo legato alle nuove frontiere di un'economia sempre più orientata verso il "riuso" è quello della Sharing Economy. Del concetto di “Economia della condivisione”, in funzione dei trend e fattori che ne hanno determinato sviluppo e diffusione, e di quali siano gli impatti possibili per la collettività e le imprese, si discute il 26 marzo al Politecnico di Milano (ore 17.30, Aula Magna Carassa e Dadda, via Lambruschini 4, Campus Bovisa). Verranno presentati anche casi rilevanti di imprese consolidate e startup operanti nel settore.
L'incontro è il secondo dei "Digital Innovation Talks", ciclo di eventi su temi "trasversali" rilevanti e legati al fenomeno digitale. Come è appunto la Sharing Economy, esplosa negli ultimi anni per la combinazione di trend di business e tecnologici, uniti ad una condizione economica congiunturale che ha portato a cercare nuove forme di contenimento dei costi. Si assiste quindi al passaggio da un’economia centrata sul possesso degli asset a una nella quale contano invece accesso e fruibilità. Il fenomeno, potenzialmente pervasivo, coinvolge non solo startup ma incumbent e PA, senza tuttavia che sia ne sia ancora delineata una chiara direzione evolutiva.
Ulteriori informazioni al link: https://www.osservatori.net/it_it/convegni/sharing-economy-dal-possesso-all-accessoVuoi essere sempre aggiornato?
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