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    La Space Economy: un’industria che guarda al futuro. Anche grazie al PNRR

    Focus per un confronto su tecnologie abilitate, business e applicazioni, nuovi investimenti

    di redazione open innovation | 21/11/2021

Il settore aerospaziale è da più parti considerato un asset rilevante per lo sviluppo innovativo dell’economia globale. E questo non soltanto per la lunga tradizione di ricerca e innovazione di frontiera in questo campo, ma anche e soprattutto per il potenziale di applicazioni industriali che vanno schiudendosi da queste innovazioni (Harvard Business Review, The commercial space age is here, February 2021).

L’aerospaziale: un’industria che apre nuovi mercati

Questa industria, infatti, tradizionalmente gestita da enti governativi anche per i significativi investimenti necessari in termini di ricerca di frontiera, oggi sempre più va aprendo opportunità ad aziende e iniziative private, che lavorano da un lato su prodotti e servizi collegati alle missioni di esplorazione spaziale, dall’altro alle applicazioni che da queste tecnologie possono nascere a supporto della nostra vita quotidiana.

Pur essendo trasversalmente innovation driven, il settore è strutturato in tre aree di riferimento:

  • l’upstream, che comprende lanciatori, servizi di lancio, manifattura di componenti per satelliti e altri velivoli;
  • il midstream, che invece attiene alle infrastrutture e alla gestione da terra;
  • il downstream, che infine comprende tutto il potenziale e i variegati campi delle applicazioni cosiddette space-based, che portano valore nel nostro quotidiano. Si pensi, a titolo esemplificativo, alla elaborazione e valorizzazione dei dati per numerosi impieghi, dalla previsione dei rischi catastrofali, all’agricoltura, alla logistica, per citarne alcuni.

È venuto quindi progressivamente a emergere un settore che già nel 2019 - come evidenziato nel citato articolo di Harvard Business Review - giungeva a un valore aggiunto di oltre 360 miliardi di dollari, con prospettive evidenti di crescita considerate le possibilità che queste tecnologie hanno di fertilizzare numerosi settori e generare nuovi modelli di business e vantaggi competitivi.

Il posizionamento dell’Italia e della Lombardia

L’industria spaziale italiana ha storia e tradizione, che nasce da lontano, già negli anni 60 a partire dalla ricerca universitaria. Oggi l’Italia è il terzo contributore della European Space Agency, dopo Francia e Germania. L’ecosistema - composto da centri di ricerca, grandi imprese, startup e scale up tecnologiche, posiziona l’Italia come quarta potenza in termini di industria aerospaziale a livello europeo e ottava a livello mondiale (ICE, Italian Space Industry, 2021).

Questa industria è poi organizzata in cluster, centri di competenza, associazioni, ovvero strumenti di coordinamento, per ricercare complementarità - di produzioni e competenze - esistenti sia nelle reti di prossimità geografica, ma anche nelle reti lunghe.

In un simile ecosistema quale quello italiano, la Lombardia occupa sicuramente una posizione di avamposto, tra ricerca, grandi aziende e startup, che presidiano sia le aree tipicamente upstream e midstream, ma anche quelle downstream, giungendo a occupare oltre 16 mila professionisti nel settore. Una posizione d’avanguardia che si consolida e viene sviluppata attraverso il Cluster Aerospaziale lombardo.

Valorizzando le potenzialità cross-industry della Space Economy, la Smart Specialisation Strategy 2021-2027 di Regione Lombardia considera strategiche e investe in diverse applicazioni dell’industria aerospaziale, quali quelle legate alla connettività attraverso le telecomunicazioni satellitari, quelle relative al monitoraggio e alla valorizzazione del potenziale dei dati (come detto per la prevenzione di rischi catastrofali, piuttosto che a supporto di città smart), fino allo sviluppo di fabbriche aerospaziali sempre più eco-sostenibili.

Un insieme di priorità che risultano assolutamente sinergiche con gli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’accelerazione offerta dal PNRR

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza prevede - attraverso la Componente 2 della Missione 1 - investimenti nell’economia spaziale per quasi 1,5 miliardi di Euro.

In aggiunta a questi, il Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR definisce un incremento dei finanziamenti per l’economia spaziale per ulteriori 800 milioni di Euro ripartiti nei prossimi 5 anni (Legge 1 luglio 2021, n.101).

Tali investimenti - secondo le linee definite dal PNRR – potranno valorizzarsi in diverse aree tecnologiche ed applicative, quali quelle sintetizzate di seguito.

  • L’osservazione della Terra. L’obiettivo è quello di migliorare le capacità previsionali e abilitare applicazioni orientate alla prevenzione dei rischi. Più in generale, si possono ipotizzare impieghi utili a supportare la gestione delle future società digitalizzate, attraverso lo sviluppo di strutture e servizi space-based, che consentano la raccolta e la valorizzazione di dati in real time.
  • La Space Factory. Nell’ambito dell’upstream spaziale, in questo caso, l’intento è quello di sviluppare fabbriche sempre più intelligenti. Da un lato, attraverso la digitalizzazione, l’incremento nel ricorso alla prototipazione rapida, l’uso della realtà virtuale, ecc. Dall’altro, rispondendo tempestivamente alle nuove frontiere della sostenibilità, attraverso progettazioni green per definire le future generazioni di applicazioni spaziali.
  • Le telecomunicazioni satellitari. L’intento è di consentire, attraverso l’infrastruttura terrestre e quella satellitare, la piena copertura delle comunicazioni nell’intero territorio nazionale, assicurandone la robustezza e la resilienza, e presidiandone la sostenibilità attraverso la valorizzazione di infrastrutture già disponibili.
  • La cosiddetta In-orbit Economy, ovvero quel complesso di tecnologie per il tracciamento dei detriti spaziali, per i servizi in orbita, con la capacità di localizzare oggetti orbitanti e fornire interventi sugli stessi (rimozione, modifiche, riparazioni).

In sintesi, si tratta - come è di tutta evidenza - di un enorme potenziale, soltanto tracciato in questo primo approfondimento, ma che troverà ampio spazio in queste pagine web, con l’importante contribuito dell’ecosistema produttivo e della ricerca lombardo, che quotidianamente lavora nel portare avanti queste tecnologie e applicazioni innovative.

Questo intervento vuole avviare - nella Community di Open Next Generation tra imprese, ricercatori, professionisti – una riflessione condivisa sulle opportunità di innovazione nell’industria dell’energia e stimolare la conoscenza e messa a fattor comune di progettualità innovative che si vanno realizzando nell’ecosistema lombardo.

Se - come imprenditore, ricercatore, professionista - stai lavorando a progetti innovativi nell’ambito dell’industria Energy e vuoi presentarlo attraverso Open Lombardia Next Generation iscriviti alla Community: clicca qui

 

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