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    Scuola media, i nodi da scogliere tra divari sociali e docenti precari

    Nel secondo rapporto della Fondazione Agnelli apprendimenti in calo e didattica troppo tradizionale

    di redazione open innovation | 03/11/2021

Apprendimenti insoddisfacenti, divari territoriali, disuguaglianze sociali più evidenti, docenti non ancora ben formati e didattica troppo tradizionale: queste le conclusioni del Rapporto scuola media 2021 redatto dalla Fondazione Agnelli a dieci anni di distanza dal primo.

Una situazione tutt’altro che rosea quella della scuola secondaria di I grado italiana, che necessita per forza di cose di maggiore attenzione da parte delle istituzioni di competenza se si vuole consentire a tutti gli studenti di acquisire apprendimenti utili a farli crescere rendendoli pienamente consapevoli nelle scelte future.

E a proposito di studenti, il Rapporto segnala che nelle ultime rilevazioni internazionali TIMSS (matematica e scienze) gli apprendimenti degli studenti italiani sono sopra la media internazionale per le classi IV della primaria, ma che scendono drasticamente nelle III classi della scuole medie. Ed è proprio qui, al termine delle secondarie di primo grado, che si mostrano le discrepanze territoriali più evidenti, con il Sud Italia particolarmente attardato: -17 punti percentuali per l’area che comprende Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, e addirittura -27 punti per l’area composta da Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia, un divario decisamente più cospicuo rispetto al passato.

Anche la situazione dei docenti è piuttosto critica: nell’anno scolastico 2020-21 si sono contati 202 mila docenti della secondaria di I grado, circa il 13% in più del 2011, ma poiché il numero di docenti di ruolo è rimasto pressoché invariato, si tratta per lo più di docenti precari, con circa 60 mila insegnanti, pari a circa il 30%, che raddoppiano al 60% se parliamo di insegnanti precari di sostegno.

Un'altra difficoltà che riguarda il gruppo docenti è quella del mancato rinnovo del corpo insegnante, con l’età media di 52 anni del 2011 che si è leggermente abbassata, ma non quanto ci si sarebbe aspettato,

nonostante le numerose assunzioni della legge della Buona Scuola del 2015 e il recente aumento dei pensionamenti, con 1 docente su 6 che ha oltre i 60 anni, mentre gli under 30 sono appena l’1%.

A questo va aggiunta una situazione di instabilità che certamente non permette di instaurare un rapporto duraturo e di fiducia con gli studenti, che spesso si traduce in risultati non soddisfacenti: solo il 67% degli insegnanti di scuola media, infatti, rimane due anni consecutivi nello stesso istituto, contro l’83% della scuola primaria e il 75% delle superiori.

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