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    Università: nonostante la pandemia tasso occupazione laureati all’87,7%

    Rapporto Almalaurea 2021: a 5 anni dal titolo crescono occupazione e valore salario medio

    di redazione open innovation | 13/10/2021

Studiare conviene, non solo per propria conoscenza e crescita personale, ma anche per la soddisfazione lavorativa: è quello che emerge dal XXIII° Rapporto Almalaurea 2021, indagine che ha interessato 655 mila laureati di 76 Atenei e i cui dati parlano di un tasso di occupazione quasi al 90% e stipendi che superano nettamente i 1.500 euro mensili a 5 anni dal conseguimento del titolo di studio.

Anche guardando al ‘terribile’ 2020 il tasso di occupazione, che comprende chi svolge una formazione retribuita e a cinque anni dalla laurea, è pari all’88,1% tra i laureati di primo livello e all’87,7% tra i laureati di secondo livello. La pandemia ha colpito soprattutto, nel corso dello scorso anno, chi era laureato da soli 12 mesi: per loro il tasso di occupazione è al 69,2% tra i laureati di primo livello e al 68,1% tra i laureati di secondo livello del 2019; tra i laureati magistrali biennali il tasso di occupazione sale al 72,1%, mentre per i magistrali a ciclo unico si attesta al 60,7%. La difficile situazione pandemica legata alla pandemia sembra aver inciso comunque più sulla possibilità stessa di trovare lavoro, che sulla qualità e remunerazione dell’impiego ottenuto.

Altro aspetto da sottolineare è quello economico: perché più una persona studia e più guadagna, dal momento che la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, pari a 1.270 euro per i laureati di primo livello e a 1.364 euro per i laureati di secondo livello, con cifre che si avvicinano e superano i 1.500 euro a 5 anni dalla laurea, rispettivamente 1.469 euro per i laureati di primo livello e 1.556 euro per quelli di secondo livello. Sarà probabilmente anche per questo che il 66,5% dei laureati di primo livello decide di continuare il proprio percorso di studi dopo il conseguimento del titolo triennale.

La Commissione Europea nota che “la domanda di specialisti in tecnologie dell'informazione e della comunicazione è in rapida crescita” e che prossimamente circa ”9 posti di lavoro su 10 richiederanno competenze digitali”.

Ma proprio qui viene il problema, ed è la stessa Commissione a rivelarlo: 169 milioni di cittadini europei tra i 16 e i 74 anni, parliamo di circa il 44%, non hanno le competenze digitali di base comunemente utilizzate in tantissimi settori lavorativi quali agricoltura, sanità, trasporti, istruzione, vendita al dettaglio, automazione, insegnamento, industria delle tecnologie dell''informazione e della comunicazione ecc. Dunque, dall’informatica all’ICT, passando per l’ingegneria e tutte le materie STEM, la scelta di un’Università che garantisca un accesso veloce al mondo del lavoro pare essere piuttosto chiara.

Il boom di Smart e Home Woking

Intanto lo smart working, o la sua forma più diffusa e cioè l’home working, coinvolge nel 2020 il 19,8% dei laureati di primo livello e il 37,0% dei laureati di secondo livello occupati a un anno dal titolo: percentuali di molte volte superiori a quelle rilevate nel 2019, quando erano pari al 3,1% per i laureati di primo livello e al 4,3% per quelli di secondo a un anno dal titolo.

FONTE: https://www.almalaurea.it/sites/almalaurea.it/files/docs/universita/occupazione/occupazione19/rapportoalmalaurea2021_sintesi-occupazione.pdf

 

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