Oggi la Pianura Padana è tra le aree più inquinate d’Europa e uno degli hotspot globali per la concentrazione di gas serra.
Ora però, grazie a uno studio internazionale condotto dall’Università degli Studi di Milano e dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), proprio questo territorio potrebbe diventare un laboratorio di sostenibilità ambientale.
La Coltura Promiscua: i vantaggi, lo studio
I gruppi di ricerca dei due atenei hanno recuperato un’antica tecnica agricola basata sulla coltivazione di più specie - spesso combinando alberi, cereali, ortaggi e foraggi - sullo stesso campo, la cosiddetta Coltura Promiscua, può contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni di CO₂.
Attraverso un approccio interdisciplinare che combina l’analisi di fonti storiche con strumenti computazionali avanzati, i ricercatori hanno stimato che, in passato, la Coltura Promiscua era in grado di immagazzinare in media oltre 75 tonnellate di carbonio per ettaro.
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, dimostrano che il recupero di questa tecnica agricola potrebbe diminuire la presenza del carbonio atmosferico del paesaggio rurale fino al 12%.
Un po’ di storia
Documentata nei trattati agronomici sin dal Medioevo, la Coltura Promiscua ha rappresentato per secoli la forma prevalente di organizzazione agricola soprattutto tra Lombardia, Emilia-Romagna e il crinale appenninico. Nel XIX secolo si estendeva per oltre 1,9 milioni di ettari, rendendola una delle più vaste superfici agroforestali d’Europa. Il Novecento, però, ne ha segnato il rapido declino: riforme agrarie, urbanizzazione accelerata e meccanizzazione hanno favorito l’espansione delle monoculture intensive, riducendo drasticamente la diversità del paesaggio.
La ricerca dimostra dunque che le conoscenze rurali tradizionali possono tornare a essere strumenti cruciali per costruire un’agricoltura più sostenibile e resiliente. Un passo importante verso un’agricoltura multifunzionale e rigenerativa.

