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    “Api e biodiversità, cittadini e ateneo le proteggono con ImpollinAzione Urbana”

    Su Lombardia 2030: Terzo settore e Statale di Milano educano insieme alla cura delle arnie

    di redazione open innovation | 08/09/2021

Studiare gli effetti dell’inquinamento sulla salute delle api attraverso un sistema di Smart monitoring, per tutelare questi insetti come baluardo della biodiversità sul territorio. E allo stesso tempo, diffondere tra i cittadini e nelle scuole una piena consapevolezza del valore degli insetti impollinatori: con lezioni teoriche ma anche insegnando loro - in concreto - a gestire un’arnia e tutto il ciclo vitale di una ‘famiglia’ di api, che viene accompagnata dagli aspiranti apicoltori per oltre un anno.

Questi gli obiettivi di “ImpollinAzione Urbana”, un progetto con una forte valenza sociale che mette al centro la tutela delle api in modo molto innovativo, e che ora si racconta anche su Lombardia 2030, sezione di questa piattaforma dedicata alle iniziative ‘dal basso’ centrate sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Una delle anime di “ImpollinAzione Urbana” è il suo referente e Project Manager, Gian Marco Locatelli. E una delle sue peculiarità sta nell’alleanza virtuosa da cui ha origine, quella tra realtà del Terzo Settore e università, in questo caso il Polo di Lodi della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano.

La Statale è dunque partner scientifico, poi ci sono il Movimento Lotta alla Fame nel Mondo (MLFM) e l’ente capofila ovvero la cooperativa sociale Il Pellicano, attiva nell’Agricoltura Sociale e con una competenza specifica sull’apicoltura, “nata quasi per caso quando qualche anno fa uno dei volontari donò all’associazione - spiega Locatelli - quattro arnie per l’allevamento delle api”.

La cura degli insetti impollinatori diventa una passione, che la cooperativa sociale decide di condividere e mettere a frutto creando una sinergia tra competenze diverse.

Il ‘calcio di inizio’ lo dà poi il bando “Emblematici Provinciali 2019” per Lodi della Fondazione Cariplo, che permette di ottenere un finanziamento di 80 mila euro per un valore di Progetto oltre 160 mila.

“ImpollinAzione Urbana non è l’unico progetto di tutela delle api, ma certo è abbastanza unica l’idea di coinvolgere i cittadini in un percorso di oltre un anno, così come quella di unire azioni di divulgazione e un vero e proprio studio scientifico, con strumenti altamente tecnologici, sulle api come bioaccumulatori di inquinanti ambientali”.

Le api come ‘antenne’ nella rilevazione di inquinanti

Le api, come si sa, svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione e sono dunque determinanti per mantenere un alto grado di biodiversità: proteggerle significa insomma proteggere anche la qualità dell’ambiente in cui vivono.

Ci sono però tanti fattori che possono incidere sulla salute di questi insetti, “e anche questo vogliamo indagare con il nostro progetto - racconta Locatelli -: il contributo della Statale sarà proprio quello di fare rilevazioni e analizzare i dati raccolti sulle api, sulle arnie e sulla qualità dell’aria.

Le api come ‘sentinelle’ antismog, potremmo dire: ma anche come rilevatori della presenza di metalli pesanti. 

Le azioni concrete, i numeri della partecipazione

Cosa fa e farà dunque ImpollinAzione Urbana? Il progetto è partito formalmente nell’autunno del 2020, dopo la pausa imposta dalla pandemia di Covid-19, proseguirà fino a dicembre del 2022 e prevede anzitutto due corsi gratuiti di apicoltura, 2 teorici e 1 pratico per cui.

Come spiega il referente del progetto, “l’attività di cura in presenza ruoterà attorno a 12 arnie top bar, costruite nella falegnameria del Pellicano (che, come per le altre attività, impiega persone svantaggiate) e poi posizionate suddividendole in due diverse località del Lodigiano: a SanfereOrto, su un terreno del Comune di Lodi concesso in comodato a MLFM) e a Lavagna (Comazzo), all’interno del Parco Adda Sud”.

La scelta è caduta insomma su “un’area cittadina, e su una di campagna, vicina comunque a una grande arteria di traffico”. A marzo 2021 è partito il primo corso di apicoltura e “la risposta è stata davvero buona, superiore alle aspettative: abbiamo coinvolto 90 cittadini, di cui 74 tra partecipanti al corso mentre gli altri vogliono rimanere aggiornati sul progetto, oltre a oltre 200 studenti”.

Le attività con scuole, curate da MLFM, hanno raggiunto infatti 4 classi, per un totale di 88 bambini, incontrati alla primaria, mentre altri 120 bambini/ragazzi di età compresa dai 7 ai 14 anni hanno frequentato i 6 laboratori all’aria aperta tenuti a SanfereOrto: meno di quelli previsti anche a causa della Pandemia in corso.

La sorpresa maggiore è comunque arrivata dagli adulti, tra cui tanti si sono appassionati alle visite agli alveari: nel complesso li seguiranno per 18 mesi, imparando a nutrire le api, a raccogliere il miele, a controllare la crescita delle ‘famiglie’ che si formano a partire da una regina, a monitorare il loro benessere.

Un’attività sul campo, dunque, e un’occasione unica per scoprire meccanismi indispensabili alla crescita della flora, e quindi della fauna, di un ecosistema.

Il lavoro di questi cittadini - apicoltori viene poi coadiuvato dal Pellicano, che ha attivato un tirocinio di 6 mesi per una persona con fragilità per costruire le arnie. Da parte sua, MLFM sta ospitando a SanfereOrto un tirocinio di 6 mesi per un giovane per attività di Comunicazione, un secondo lo attiverà invece per la cura del verde dell’area.

L’ultima attività prevista è poi quella della piantumazione di nuove specie floreali, per favorire l’impollinazione.

Il contributo scientifico

Se da una parte dunque ImpollinAzione Urbana invita a toccare con mano i segreti del mondo delle api, sull’altro fronte il progetto punta a pubblicare due studi scientifici sulla salute degli insetti impollinatori, coinvolgendo anche due tesiste. Alla base ci saranno i dati raccolti con metodologie all’avanguardia: il sistema di “Smart monitoring” messo in campo dall’Università degli Studi di Milano è alimentato infatti da energia fornita da pannelli solari e trasmette le informazioni raccolte nelle arnie direttamente online, al Cloud, in tempo reale.

Una collaborazione determinante, dunque (“quando abbiamo fatto la prima visita in università ci si è aperto un mondo”, ricorda ancora Locatelli): il monitoraggio prevede la conta del numero di api, della quantità di polline e miele prodotti, il rilevamento delle variazioni di peso delle colonie in relazione alle condizioni meteo, quello dell’attività diurna degli alveari e la quantificazione dell’incidenza della presenza di metalli pesanti - ben 26 quelli di cui si cercherà traccia - sulla salute complessiva della colonia osservata.

Grazie a queste stazioni di monitoraggio degli alveari, sostenibili e a basso costo, i dati ottenuti potranno essere usati in futuro per scopi predittivi: ad esempio per un sistema di allerta precoce in presenza di fattori di rischio per la salute delle api. Ma anche come una rete di “laboratori viventi” su piccola scala, utile a condividere i dati in tempo reale: questi “verranno incrociati con quelli raccolti dalle centraline antismog tradizionali, per la valutazione del rischio ambientale presente nelle zone circostanti”.

Con ImpollinAzione Urbana dunque le api si confermano sempre più come ‘specchio’ della salute del Pianeta, a partire dagli ecosistemi locali.

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