• Lombardia 2030

    “‘Seminare Valore, Coltivare Comunità’ è cura dei più fragili e dell’ambiente”

    Il progetto bergamasco: orto, inserimento lavorativo, ecologia per un nuovo modo di essere comunità

    di redazione open innovation | 19/05/2021

Coltivare un orto e lavorare i prodotti della terra per prendersi cura del territorio e allo stesso tempo di sé. Questa è in sostanza la proposta su cui una realtà bergamasca, la Cooperativa Sociale Gasparina di Sopra, ha deciso di puntare per l’inserimento lavorativo degli ospiti delle proprie comunità terapeutiche, per accompagnarne il rientro nella vita sociale. Una formula riassunta nel titolo del progetto, “Seminare Valore, Coltivare Comunità”, avviato a inizio 2021.

Un progetto che guarda insieme a nuove opportunità di lavoro dignitoso e di autonomia per persone fragili, a una produzione sostenibile e alla creazione di una rete sociale attenta, anche, alla tutela ambientale. Come dimensione sociale ed ecologica si incontrino lo spiega bene Sara Merelli, coordinatrice scientifica del progetto ora presentato anche nella sezione Lombardia 2030 di questa piattaforma, dedicata alle iniziative dei territori che promuovono i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030.

“La coesistenza di dimensione sociale e ambientale era uno dei requisiti del bando Coltivare Valore 2020 di Fondazione Cariplo, da cui è nato il progetto, appunto un bando congiunto tra le due grandi aree Ambiente e Servizi alla Persona e devo dire che ci siamo ritrovati subito in questa dimensione - racconta allora la giovane -: si tratta di due aspetti che sempre più, nella nostra esperienza, si vanno a intrecciare”.

Il percorso di inserimento lavorativo

Un passo indietro, per capire. La coop sociale Gasparina di Sopra ha la sua sede in una bella cascina a Romano di Lombardia (BG), poco distante dal Parco del Serio, partner del progetto insieme alla Cooperativa Sociale Agricola MOOBAA e all’agenzia per il lavoro Mestieri Lombardia (sede di Treviglio).

A oggi gestisce oltre 80 posti tra una Comunità terapeutica maschile, un Comunità per il Reinserimento Sociale e l’Autonomia, sempre maschile, una Comunità femminile oltre ad alcuni appartamenti di housing sociale (servizi a bassa intensità assistenziale).

Per favorire il loro rientro nel mondo del lavoro e un percorso di riattivazione delle relazioni sociali, insomma di ‘apertura’ al mondo esterno, la cooperativa per completare il percorso terapeutico ha deciso di puntare sull’orto della Cascina: “L’agricoltura è presente in molte realtà riabilitative per via delle numerose correlazioni con l’esperienza delle persone in programma terapeutico – sottolinea la coordinatrice Merelli - L’agricoltura è fatica, attesa, cura, cogliere i frutti del proprio lavoro, far crescere: tutti atteggiamenti utili alla crescita umana e al recupero della persona”.

Quindi subentra la cooperativa MOOBAA, che impiegherà alcuni dei protagonisti del progetto nella trasformazione agroalimentare degli ortaggi coltivati. E il Parco del Serio, dove altri si dedicheranno alla manutenzione del verde e ad altri piccoli interventi necessari. In tutto, nei tre anni di durata del progetto “puntiamo ad attivare 18 tirocini e 2 contratti a tempo determinato, tutti di sei mesi ciascuno”.

Crisi, povertà, perdita di identità

E qui si torna all’incontro tra tutela della comunità e dell’ambiente. Spiega Merelli che gli ospiti delle comunità terapeutiche hanno alle spalle storie di dipendenza, ma che “questa spesso è solo la punta di un iceberg: da tempo osserviamo che le persone che accedono ai nostri servizi portano con sé caratteristiche assimilabili ad altre forme di marginalità adulta: povertà, età avanzata, problemi cronici di salute, tratti psichiatrici. Siamo portati a pensare che la dipendenza sia un problema del singolo ma la genesi va spesso ricercata nel tessuto socio-economico.

Quello in cui opera Gasparina di Sopra è ad esempio un territorio che presenta diverse fratture, in sensi diversi: “La perdita del lavoro - prima con la crisi del 2008, e lo scorso anno a causa della pandemia – spesso affiancata dalla crisi delle relazioni familiari, compromette le risorse materiali e sociali della persona, generando un graduale processo di emarginazione e quel circolo vizioso che Castelfranchi definisce bene: ‘la povertà emargina, e l’emarginazione impoverisce’”.

La tutela dell’ambiente

Accanto alle fragilità delle persone, la cooperativa sociale ha registrato quelle del territorio, dove “logistica e grandi opere infrastrutturali hanno creato delle vere e proprie fratture dei corridoi ecologici preesistenti”. Anche il territorio insomma, come la comunità, nel tempo ha perso la propria identità.

Da qui l’idea centrale del progetto, quella appunto di “prendersi cura: dell’ambiente che ci circonda, e in questo modo della comunità e di noi stessi”. Non a caso, “Seminare Valore, Coltivare Comunità” ha già attivato in collaborazione con le scuole locali 20 moduli didattici dedicati all’agroecologia, a cura del Parco del Serio.

Il prossimo passo sarà poi l’estensione della rete di associazioni del territorio che già sono state coinvolte a vario titolo, sul versante dell’inserimento lavorativo degli ospiti delle comunità come su quello della tutela ambientale: un modo, appunto, per “coltivare comunità”.

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